Autotrapianto

Il problema caduta dei capelli, calvizie
La tecnica autotrapianto ad alta densità Quadronno method
Durata 4-5 ore, un’unica seduta
In cosa consiste trapianto di follicoli piliferi del paziente stesso
Anestesia locale
Degenza nessuna
Dopo l’intervento nessuna
Primi risultati dopo 2 mesi
Risultato completo dopo 6 mesi
Durata dei risultati definitiva

Cos’è

La calvizie è un problema molto diffuso tra gli uomini adulti, ed è anche spesso fonte di insicurezze e di disagi psicologici, soprattutto se si presenta in giovane età. Proprio per questo motivo medici di tutte le epoche, come la storia della medicina testimonia, hanno cercato la soluzione più adeguata. Solo da pochi anni, grazie a studi scientifici appropriati, si è scoperta la vera causa del problema, che risiede nel patrimonio genetico dell’individuo calvo. Nella stragrande maggioranza dei casi, dunque, non si tratta di malattie, ma solo di un problema ereditario, che quindi non può essere curato se non con interventi che sostituiscono la chioma originaria, geneticamente destinata a diradarsi.

Uno dei rimedi più soddisfacenti è l’autotrapianto di capelli, ovvero il trapianto di bulbi prelevati allo stesso paziente da zone più folte come nuca e tempie. Presso l’Istituto medico Quadronno si attua la versione più avanzata al mondo di questa tecnica. Conosciuta come “autototrapianto ad alta densità Quadronno method”, è caratterizzata da:

  • un protocollo medico preciso che prevede trapianto di bulbi singoli nella zona anteriore, anestesia locale, orientamento dei capelli nella direzione naturale, esecuzione in sala operatoria, uso di uno strumento apposito (No Kor Vented Needle) e altre cose;
  • garanzia dei risultati: ovvero il chirurgo si impegna a eseguire un nuovo intervento correttivo gratuito nel caso qualcosa non andasse secondo le aspettative. Garanzia resa possibile dalla assoluta sicurezza del successo della tecnica chirurgica.

La visita

Prima di un intervento di autotrapianto, il medico deve svolgere una visita preliminare durante la quale viene effettuato un esame del cuoio capelluto al fine di valutare il grado di calvizie, la sua localizzazione e la sua causa effettiva. Individuata l’opportunità di utilizzare la tecnica di autotrapianto, egli fornisce al paziente tutte le informazioni necessarie, rispondendo alle sue domande e ai suoi dubbi. Dopo pochi giorni, e dopo i normali esami clinici volti a sciogliere ogni riserva rispetto all’intervento, il paziente è pronto per l’autotrapianto.

La preparazione

L’intervento si svolge in day hospital. Il paziente viene fatto accomodare in ambulatorio su di una poltrona simile a quella del dentista, sulla quale, mentre il chirurgo opera, potrà rilassarsi guardando un film o leggendo un giornale. Per prima cosa viene iniettato sottocute una piccola quantità di anestetico locale.

L’intervento: il prelievo

PrelievoDopo pochi minuti può iniziare la prima fase, cioè l’espianto dei follicoli dalle zone più ricche di capelli. In queste zone, sulla nuca e sui lati della testa, i capelli sono geneticamente programmati per durare tutta la vita, a differenza di quanto avviene per quelli sulla sommità del capo. Tecnicamente il medico preleva della striscioline di pelle, passando poi a suturare i due margini della ferita l’uno con l’altro. In questo modo già dopo una dozzina di giorni le cicatrici saranno perfettamente guarite, e di esse non rimarrà altro che una sottile linea visibile solo a testa rasata. Prelevate le striscioline, esse vengono immerse in una soluzione fisiologica, e quindi sezionate al microscopio (foto qui sopra) in modo da ottenere “mattoncini” contenente ciascuno un solo bulbo: le unità follicolari.

L’intervento: il trapianto

Il trapiantoGrazie a speciali aghi, le unità follicolari così ottenute (nella foto, eccone una già pronta) vengono trapiantate nelle zone calve. Ognuna di queste unità darà luogo a un solo capello, quindi vanno sistemate con grande cura: alla giusta distanza tra loro e soprattutto con la corretta inclinazione, dato che i capelli hanno sempre un “verso”. Normalmente il trapianto viene effettuato in una sola seduta.

Dopo l’intervento

Al termine dell’intervento la testa viene lavata con soluzione fisiologica e asciugata. Come si può vedere dalla foto se tutto è stato condotto bene non ci sono segni e non occorre alcun tipo di medicazione. Terminato l’intervento il paziente può tornare a casa ed alle sue abitudini di vita professionale e sociale, avendo come unica prescrizione l’assunzione di un antinfiammatorio. Non ha invece bisogno di alcun antidolorifico. La zona in cui sono stati “piantati” i bulbi, è solo un po’ arrossata e, da vicino, si notano come dei puntini scuri: sono le punte dei capelli che cresceranno.

La guarigione

L'interventoGià il giorno seguente il paziente può fare un shampoo. Le crosticine a punta di spillo formatesi attorno ai nuovi bulbi cadranno in un periodo variabile tra i quattro e i dieci giorni. E sempre dopo dieci giorni vengono tolti i punti dall’incisione – ormai guarita – praticata sulla nuca, dove è stato fatto il “prelievo”. I bulbi trapiantati, adattandosi progressivamente alla cute, inizieranno a generare i nuovi capelli, che entro sei mesi saranno lunghi tre-quattro centimetri. Da allora in poi, essi cresceranno al ritmo di un centimetro al mese, secondo il normale ritmo di crescita. La foto, che ritrae il dottor Gambino un suo paziente e tra loro, sul computer, l’immagine dello stesso paziente prima dell’intervento, è un concreto esempio di come cambia l’aspetto generale di una persona.

Il risultatoCon il Quadronno method il risultato è garantito: nel senso che nell’improbabile caso qualcosa non andasse perfettamente il chirurgo si impegna a operare di nuovo gratuitamente.

La durata

L’autotrapianto è un intervento definitivo: i capelli trapiantati non cadono più. Questo perché solo i capelli della parte centrale del capo sono programmati per essere vittime della calvizie; quelli laterali e della nuca, no. Per cui spostando questi ultimi al centro della testa, si ottiene una capigliatura che resterà per sempre al suo posto.

L’antefatto

Ho 36 anni. E un “bel” giorno mi sono ritrovato “in piazza”! «Devi fartene una ragione!», era la frase che sistematicamente mi rivolgevano gli amici. In effetti, so che nel 99 per cento dei casi la causa della calvizie è ereditaria. Da parte non solo paterna, ma anche materna. Insomma, non c’entra proprio nulla la quantità di capelli con cui si viene al mondo. «Che faccio?», ti dici in questi casi, «mi rassegno?». Ovviamente no. E cominci a drizzare le antenne, a informarti sui rimedi disponibili. E in questa circostanza, lo ammetto, ho avuto una gran fortuna: sono riuscito a non perdermi tra le tante seducenti (e sedicenti…) “soluzioni” sul mercato grazie al mio parrucchiere. Un giorno, nel suo salone, mi indica un paio di tizi: «Vedi quelli?», mi fa. «Quella capigliatura, un anno fa, non l’avevano mica. Si sono sottoposti a un autotrapianto di capelli». «Ossia?», domando. «Un trapianto di bulbi prelevati alla stessa persona dalle zone più folte del capo». E mi tocca la nuca e le tempie, che sono ancora popolate. Poi aggiunge: «Anche tu potresti farlo». La cosa m’intriga. Soprattutto osservando la testa, invidiabile, di quei due. Manco a dirlo, il giorno dopo sapevo già il da farsi: anch’io avrei rinfoltito la mia “piazza”. Non con parrucchini, riporti e “pozioni” varie (inizialmente ho speso una fortuna in “fiale”…), ma con i miei stessi capelli. Che un chirurgo avrebbe prelevato dalle parti “abitate” del cuoio capelluto.

Sempre grazie al mio parrucchiere (una vera manna: tutti dovrebbero essere informati come lui!), ho modo di mettermi in contatto con l’Istituto medico Quadronno e qui incontro il dottor Vincenzo Gambino, che da 15 anni si dedica esclusivamente alla terapia della calvizie.

La visita

Una visita preliminare provvede a esaminare il mio cuoio capelluto: analisi che serve a valutare il grado e la natura della calvizie nonché la sua localizzazione. Alla fine, la decisione: sì, l’autotrapianto si può effettuare! Non mi pare vero: anche perché scopro che il tutto si svolgerà nell’arco di una sola giornata. La soluzione al mio annoso problema si sta concretizzando.

Obiettivo dell’operazione: intervenire sulla stempiatura (ricreando una linea frontale adatta al mio viso e all’età) e sul polo superiore (dove verrà ricostruito il punto in cui i capelli, crescendo e irradiandosi a 360 gradi, descrivono un tipico vortice).
Il piano viene deciso. E con entusiasmo attendo il fatidico giorno!

L’intervento

Arrivo in clinica presto: attorno alle 8. Non c’è stato bisogno di digiunare: ho consumato una leggera colazione un paio d’ore prima. Mi misurano la pressione arteriosa: sono un pochino agitato, ma è comprensibile. Scatta la “copertura” a base di antibiotici: prendo una pastiglia e continuerò ad assumerla per 5 giorni dopo l’intervento.

Il prelievo

In sala operatoria, mi fanno distendere a pancia in giù su un lettino e qui ha luogo la prima parte dell’intervento: poche punture di un ago sottilissimo iniettano un anestetico locale in corrispondenza della nuca. Qui, infatti, il medico ha delimitato una lunga e sottile striscia di pelle da prelevare. Da un orecchio all’altro. E’ questo prelievo la fonte dei capelli che andranno a ripopolare la mia testa. Già, perché mi hanno spiegato che in tali zone, cioè sulla nuca e sui lati della testa, i capelli sono programmati – grazie a Dio! – per durare tutta la vita, a differenza di quanto avviene per quelli sulla sommità del capo, vittime della calvizie. Morale: traslocando anteriormente i capelli “invulnerabili”, si otterrà una capigliatura che resterà per sempre al suo posto.

In poco meno di mezz’ora, questa preziosa parte di cute nella nuca, resa completamente insensibile, viene rimossa, e la breccia richiusa con qualche punto di sutura. Mentre operano, sento che armeggiano attorno alla mia nuca, ma sostanzialmente non sento alcun dolore; se non sapessi quello che stanno facendo, non riuscirei a capirlo. Alla fine mi dicono: «Stia tranquillo! Vedrà che nel giro d’una decina di giorni le cicatrici saranno perfettamente guarite. L’unico “souvenir” sarà un’esile linea, visibile soltanto con la testa rasata. Ma sinceramente dubitiamo che lei abbia voglia, un giorno, d’andarsene in giro pelato come l’arbitro Collina!». Ridiamo tutti e a questo punto, un bel break. Almeno per me. Nel senso che il personale tecnico, dopo aver prelevato quel lembo di pelle, lo immerge in una soluzione fisiologica e, in un laboratorio a parte, comincia pazientemente a “lavorarlo”: lo seziona, cioè, al microscopio per ricavarne tantissimi bulbi. E il bulbo, come si sa, è l’elemento vitale del capello, la parte da cui trae origine lo stelo. Pensate: dalla quella mia striscia di cuoio capelluto, ricaveranno ben 5000 bulbi! A vederli – deposti, tutti bagnati, in quei contenitori piatti – sembrano chicchi di riso. E proprio come chicchi di riso verranno piantati sulle regioni calve della mia testa!

Eccoci alla seconda fase: mi fanno accomodare su una poltrona, più o meno come quella del dentista. Dietro di me l’équipe si prepara alla “semina”, mentre io inganno l’attesa – sempre al riparo da qualsiasi sensazione dolorosa grazie all’anestesia locale che ha addormentato la pelle del cranio – guardando la Tv.

Il trapianto

Non avverto nulla. Ma so che, alle mie spalle, l’attività chirurgica è intensa. Ecco quel che accade: il dottor Gambino con uno strumento chirurgico ad hoc sta effettuando una marea di piccolissime incisioni. Cinquemila, per la precisione: tante quanti saranno i bulbi impiantati. Il dottor Gambino mi ha spiegato che il trucco, diciamo così, sta nel praticarle in maniera irregolare, proprio per raggiungere un realistico effetto. Se, infatti, venissero eseguite con precisione matematica, tutte alla stessa distanza, le incisioni finirebbero per ospitare una chioma che assomiglierebbe, una volta cresciuta, a quella di una bambola: cioè con piccoli ciuffi distanziati tra loro. Invece, proprio con quel tocco d’irregolarità, la capigliatura acquista la giusta naturalezza. Senza poi contare che anche il “buchino” nello spessore del cuoio capelluto non viene effettuato casualmente: Gambino “affonda” impercettibilmente lo strumento nella pelle con una certa inclinazione. Infatti, madre Natura è una disegnatrice sofisticata e ha previsto che il capello cresca con un determinato “verso” a seconda dell’area del capo in cui si trova. Per cui, nel trattare la linea frontale e la sommità della mia testa, il dottor Gambino cerca pure di rispettare il particolare orientamento del futuro capello. Per un effetto estetico ottimale.

Effettuate le incisioni, Gambino lascia il campo a un terzetto di bravissime assistenti, che si dedicano a un certosino lavoro: innestare nei microsolchi, con speciali aghi, i 5000 bulbi precedentemente isolati. Intanto, continuo a guardare la Tv. Fastidi? Praticamente nessuno. S’affaccia il dottore: «Allora, mio caro Giorgio: allettato all’idea di riavere per sempre la sua chioma? L’autotrapianto è un intervento definitivo: i capelli trapiantati non cadranno più». Una gran bella iniezione di ottimismo!

Ogni tanto, avverto una spruzzata di liquido: è soluzione salina sterile, diffusa sulla pelle per pulire costantemente il campo operatorio e idratare l’innesto. Il tempo passa. Poi, un’occhiata all’orologio: quasi le 14. «Ci siamo», mi dice una delle assistenti, con la voce ovattata dalla mascherina. «Ancora un briciolo di pazienza, Giorgio!». Ma di pazienza ne ho da vendere, considerando tutti gli anni spesi a inseguire una ricrescita che non s’è mai verificata.

Ultima fase

Ancora una manciata di minuti e finalmente… «Finito!». L’autotrapianto s’è concluso. Lo spray a base di soluzione fisiologica lava accuratamente la zona operata, che un lieve soffio di phon provvede poi ad asciugare. Un po’ di formicolìo, ma nessuna sensazione sgradevole. Interviene il dottor Gambino, che mi spiega: «Può tornare a casa in tutta tranquillità, Giorgio.

Tratti il cuoio capelluto con delicatezza, e domani già potrà fare un shampoo. Le dò da prendere anche un antidolorifico, semmai avvertisse qualche fastidio. In corrispondenza dei microsolchi si formeranno tante crosticine, piccole quanto una capocchia di spillo: cadranno dopo 4-5 giorni. E i capelli cominceranno a spuntare tra un paio di mesi. Ma noi ci rivedremo prima: l’aspetto tra 11-12 giorni per rimuovere i punti dall’incisione – ormai guarita – che le ho praticato sulla nuca, dov’è stato eseguito il “prelievo”». E poi mi sorprende ancora dichiarando: «Le garantisco il risultato!». E il bello che il suo non è uno slogan: Gambino s’impegna a eseguire un nuovo intervento correttivo gratuito nel caso qualcosa non andasse secondo le aspettative. «Se glielo garantisco», aggiunge sorridendo, «è perché sono assolutamente sicuro del successo della tecnica!».

L’indomani

Diciamo che non è la nottata più tranquilla della mia vita: fastidi o dolori non ne ho, ma nonostante tutte le rassicurazioni del dottor Gambino ho una gran paura a muovere troppo la testa. Temo che ogni movimento potesse danneggiare i bulbi appena impiantati… Al mattino, quando mi alzo mi guardo nello specchio: magnifico, va tutto bene. Un sollievo… E allora comincio a realizzare che entro sei mesi i miei capelli saranno lunghi 3-4 centimetri…

Dopo sei mesi

E adesso che i sei mesi sono passati, posso dirlo: tutto è andato come mi aveva detto il dottor Gambino. Ormai i miei capelli crescono al ritmo di un centimetro al mese, li posso pettinare e tagliare in tutta normalità, li vedo seguire il ciclo vitale normale. Un giorno diventeranno anche bianchi con l’età. Ma per questo, amici miei, c’è ancora tempo… Adesso mi sto godendo la “rinascita” della capigliatura. E mi piace da morire essere additato dal mio parrucchiere a chi da anni sta cercando una soluzione definitiva al dilemma calvizie.

Autotrapianto
Autotrapianto di 5000 unità follicolari ad alta densità. Il risultato dopo 6 mesi
Autotrapianto
Autotrapianto di capelli ad alta densità Quadronno Method su una estesa area di diradamento: in un unico intervento sono state trapiantate 9960 unità follicolari (capelli). A destra il risultato dopo sei mesi.
Autotrapianto
Autotrapianto di capelli ad alta densità Quadronno Method per rinfoltire una “chierica”: 3960 unità follicolari sono state trapiantate con le giuste inclinazioni per ricostruire il “vortice” dei capelli. A destra, il risultato dopo otto mesi.
Autotrapianto
Autotrapianto di capelli ad alta densità Quadronno Method in una profonda stempiatura: in un unico intervento sono state trapiantate 5460 unità follicolari (capelli). A destra il risultato dopo un anno. Il soggetto ha cambiato colore di capelli per esigenze professionali.
Autotrapianto
Autotrapianto di capelli ad alta densità Quadronno Method su un’area di cuoio capelluto rimasta alopecica in seguito a una ustione durante l’infanzia. In due interventi (a distanze di sei mesi) sono state trapiantate 11800 unità follicolari (capelli). A destra il risultato dopo un anno dal primo intervento.
Autotrapianto
Questa è la classica cicatrice che rimane sul suoio capelluto dove è stata prelevata la “striscia” di pelle che ha “donato” le unità follicolari (capelli) trapiantate sulla parte anteriore del capo. Come si vede l’esito è veramente impercettibile.



I commenti sono disabilitati.