Impianto di Sintesi

Il problema Caduta dei capelli, calvizie
La tecnica Impianto di capelli di sintesi NIDO
Durata Da 15 minuti a 5 ore
In cosa consiste Innesto di capelli sintetici nel cuoio capelluto
Anestesia Locale
Degenza Nessuna
Dopo l’intervento Leggero fastidio
Primi risultati Immediato
Risultato completo Dopo 1 mese
Durata dei risultati Occorre rinfoltire del 10-15% ogni anno

Cos’è

La calvizie è un problema molto diffuso tra gli uomini adulti, ed è anche spesso fonte di insicurezze e di disagi psicologici, soprattutto se si presenta in giovane età. Proprio per questo motivo medici di tutte le epoche, come la storia della medicina testimonia, hanno cercato la soluzione più adeguata. Solo da pochi anni, grazie a studi scientifici appropriati, si è scoperta la vera causa del problema, che risiede nel patrimonio genetico dell’individuo calvo. Nella stragrande maggioranza dei casi, dunque, non si tratta di malattie, ma solo di un problema ereditario.

Uno dei rimedi migliori oggi disponibili è l’impianto di capelli di sintesi secondo la tecnica Nido.

Come agisce

Quest’ultima, inventata da studiosi giapponesi nel lontano 1975 e poi evolutasi continuamente, si è dimostrata la più naturale ed efficace tra tutte le tecniche che prevedono l’utilizzo di materiali sintetici. Il motivo risiede sostanzialmente in due ragioni: il materiale adottato e la specifica tecnica di ancoraggio.

Prima di tutto il materiale. Si tratta (adesso, perché è un miglioramento recente) di polibutilene tereftarato, una sostanza molto elastica e resistente alle rotture, biologicamente inerte e quindi priva di controindicazioni per l’organismo. Il capello artificiale è prodotto dello stesso spessore, circa 95 micron (un decimo di millimetro), dei capelli veri, e con le stesse scanalature orizzontali che ne evitano un eccessiva lucidità. La colorazione è poi effettuata già nella fase di produzione, con l’utilizzo di pigmenti inorganici incorporati all’interno del capello per fusione. Quando è il caso, i capelli di sintesi vengono resi più o meno ondulati da un particolare strumento in dotazione del medico implantologo. La chioma reimpiantata è dunque del tutto simile a quella naturale, con la quale si mischia e si confonde perfettamente. Una lieve differenza di consistenza può essere colta solo al tatto. Seconda particolarità è il metodo di ancoraggio. In fase di produzione una estremità del capello artificiale viene piegata ed elettrosaldata in modo da creare un’asola, di diametro ben definito. In questo modo, ed è la particolarità del sistema Nido, si va a creare una pseudoradice, attorno e dentro la quale crescono le cellule del tessuto fibroso sotto il cuoio capelluto in cui viene impiantata, ancorando il capello. Grazie all’asola, il capello impiantato ha la stessa resistenza alla trazione di un capello normale, e soprattutto può essere staccato, (basta tirare: l’elettrosaldatura si rompe, l’asola si apre, e il capello si sfila facilmente), senza che all’interno della cute rimangano residui, e senza lasciare ferite o cicatrici. Una innovazione molto importante è stata introdotta nei capelli Nido di ultima generazione (Z-Type): mediante un procedimento brevettato, frutto di lunghe ricerche, la parte finale del “fusto”, quella che resta dentro la pelle, è rivestita di un velo di collagene purificato. Questo collagene, grazie un sofisticato sistema di legami chimici, è integrato al capello stesso; ma una volta che questo è impiantato, si integra anche con la cute, che non lo considera “estraneo”. Il risultato è che si crea una coesione perfetta tra cute e capello – questa è la grande novità – non c’è più quella microfessura che poteva pur sempre aprire la strada a infiammazioni e micronfezioni. Con questa ultima miglioria i capelli di sintesi Nido sono diventato veramente perfetti.

La visita

Prima di un impianto di capelli di sintesi Nido, il medico deve compiere una visita preliminare durante la quale viene effettuato un esame del cuoio capelluto, al fine di valutare il grado di calvizie, la sua localizzazione e la sua causa effettiva. Individuata l’opportunità di utilizzare la tecnica Nido, egli spiega al paziente la tecnica d’impianto, gli accorgimenti che il paziente dovrà seguire dopo l’intervento ed il risultato ottenibile.

Dove si opera

L’intervento ha luogo in day hospital pochi giorni dopo. Il paziente, accolto nell’ambulatorio, viene fatto accomodare sulla poltrona reclinabile e messo a suo agio. Il medico provvede a frizionare il cuoio capelluto con una soluzione antibatterica, per minimizzare il rischio di infezioni, e quindi procede ad una anestesia locale.

Come agisce il chirurgo

Una volta che l’anestetico ha fatto effetto, il medico inizia l’impianto dei capelli seguendo l’inclinazione naturale, che è solitamente di quarantacinque gradi rispetto alla cute. I capelli vengono conficcati sotto la pelle, nella membrana fibrosa che ricopre le ossa craniche (galea capitis), mediante l’utilizzo di un’apposito apparecchio, simile a una penna. Essa agisce con un meccanismo a scatto, ed il paziente avverte solo una leggera pressione. Grazie a questa apparecchiatura è possibile agire con precisione e con rapidità, arrivando ad impiantare fino a 4000 capelli nell’arco di cinque ore.

Normalmente al paziente affetto da calvizie estesa viene consigliato di graduare l’intervento, in modo da rendere più naturale il rinfoltimento.

Guarigione

Dopo la conclusione dell’intervento il paziente può tornare a casa, basta che assuma un antinfiammatorio per ridurre l’arrossamento. Per i primi dieci giorni, inoltre, i capelli vanno trattati con cautela. In capo a un mese sono perfettamente ancorati, e il paziente può comportarsi come ha sempre fatto prima dell’intervento, senza alcuna particolare attenzione.

Durata

L’impianto non è definitivo, perché ogni anno cadono capelli per il 10-15% tra quelli di sintesi. Necessaria quindi una manutenzione, cioè un intervento di parziale e mirato rinfoltimento periodico, a discrezione del paziente.

L’antefatto

Ingegnere, 42 anni, non mi ero mai rassegnato al solito trucco di di radermi completamente i capelli per dissimulare la calvizie… Non ho la faccia del duro, non sarei stato bene…, ma di parrucchini più o meno perfezionati non volevo sentirne parlare. E così per anni ho letto tutto quello che trovavo in materia di cura della calvizie. Arrivando alla conclusione che gli unici rimedi erano quelli chirurgici. Ma anche su questi non sapevo che pesci pigliare, perché i pareri che si trovano sui giornali sulla stessa tecnica sono spesso diametralmente opposti. E i dermatologi cui avevo chiesto informazioni, non mi avevano illuminato molto. Finché un giorno non incontai un amico che non vedevo da un paio d’anni: lì per lì stentai a riconoscerlo perché l’avevo lasciato calvo come e peggio di me, e ora me lo ritrovavo con la testa coperta di capelli. Un po’ radi, ma più che sufficienti per non annoverarlo nel numero dei “pelati”. Insistendo e pregandolo di aiutarmi, visto che lui aveva risolto il problema, riuscìi a farmi dire che cosa aveva fatto. Fui molto stupito quando mi raccontò di aver fatto un impianto di capelli artificiali: finora avevo sempre sentito parlarne male nelle trasmissioni televisive. Mi spiegò che era un campo complesso, in cui in passato c’era stata molta disinformazione e confusione. Ma che esisteva anche una metodica creata da un’azienda giapponese ultraspecializzata, che lavorava sul problema da quarant’anni, applicata anche in Italia da pochissimi professionisti. E fu così che dopo averlo bombardato di domande per più di un’ora, telefonai all’Istituto Medico Quadronno.

La visita

Il dottor Fusco mi esaminò il cuoio capelluto e poi, con calma, mi spiegò che cos’erano i capelli di sintesi, come questi si erano evoluti fino all’ultima realizzazione, lo “Z”, che era un salto tecnologico notevole rispetto al passato. Sull’idea originaria, quella di creare una “pseudoradice” sfruttando il processo naturale di inglobamento dell’”asola” al termine del capello nelle cellule del tessuto connettivo, si erano sviluppate ricerche che proseguivano da decenni per affinare solidità, biocompatibilità, aspetto estetico. E ormai erano stati raggiunti risultati davvero notevoli. Mi disse che vi era una piccola percentuale di caduta delle fibre, intorno al 10-15% annuo, ma si potevano rinfoltire ogni volta che fosse necessario aggiungendone di nuove. Mi illustrò come venivano applicati. Mi diede del materiale da leggere, e mi propose un impianto di 2500 capelli. Accettai, e dopo avermi ordinato degli esami del sangue, fissammo la data dell’intervento.

L’impianto

Nervoso, sì, lo ero, Non che avessi paura; sapevo che era un intervento molto semplice, che non poteva accadermi nulla. Ma come mi sarei sentito dopo? Che aspetto avrei avuto? Mi accomodai sulla poltrona, che era simile a quella del dentista. Quattro chiacchiere col dottor Fusco, molto bravo a sdrammatizzare, e con l’infermiera. Accanto alla mia testa, sul tavolino, intravvedevo le confezioni sterili dei capelli di sintesi. “Adesso la devo pungere un po’ per l’anestesia” disse il dottor Fusco. Assentii, e al centro del capo avvertìi alcune punture sottocutanee, non dolorose. E dopo un attimo cominciai a sentire armeggiare intorno al cuoio capelluto. Non sentivo nulla, ma mi accorgevo che mi stava impiantando i capelli; uno dopo l’altro, con mano sicura e un buon ritmo. Ogni tanto mi detergeva qualche goccia di sangue e riprendeva l’impianto. “Per un aspetto naturale è importante anche dar loro la giusta inclinazione”, diceva. Poi sentivo che spostava i capelli “nuovi” per lavorare sulla cute circostante. Per un po’ mi spiegò cosa stava facendo, poi mentre proseguiva il lavoro e la tensione iniziale era svanita, cominciai persino ad annoiarmi. A un certo punto, il dottor Fusco mi disse che l’area centrale era terminata e che passava a ricostruire l’attaccatura del capelli sulla fronte. Cosa che mi sembrava impossibile, ma resistetti alla tentazione di chiedere uno specchio, volevo vedermi solo alla fine. E mi fece altre punture di anestetico, questa volta vicino alle tempie; e quelle sì fecero un po’ male. Feci una smorfia. “Mi scusi, ma quest’area è più vicina al volto, e quindi più innervata” mi disse il dottor Fusco. Ma furono pochi attimi e il lavoro ricominciò. Dopo aver parlato di tutto, finìi col leggere il giornale. Cominciavo a essere un po’ stufo. Finalmente mi fu annunciato che l’impianto era finito. “Fatto. Può alzarsi. Adesso i capelli vanno tagliati per uniformarli a quelli naturali e l’infermiera deve lavarle la testa” mi disse il dottor Fusco, sorridendo. Erano passate poco più di tre ore. Mi mossi cauto e lasciai fare con un filo di apprensione. Solo all’ultimo ebbi il coraggio di guardarmi. Capelli su tutta la testa, che ricoprivano ampiamente la piazza enorme che avevo prima. Non fittissimi come quelli naturali, ma c’erano e sembravano veri in tutto e per tutto. Sicuramente dimostravo dieci anni meno.

Dopo l’impianto

Tornai a casa un po’ frastornato. Mi pareva che tutti mi guardassero, ma in effetti avevo un aspetto normalissimo. Mi sentivo la testa un po’ arrossata, ma nulla di più; per evitare il fastidio mi avevano prescritto una bustina di antinfiammatorio. Mia moglie, che sapeva, mi guardò al lungo. Non disse nulla di particolare, ma non notai di occhiate critiche, anzi. Passai un bel pezzo davanti allo specchio, in bagno, e alla fine andai a letto con mille paure: di muovermi troppo, di appoggiare la testa, di rovinare l’impianto (sapevo che il consolidamento definitivo si ha dopo alcuni giorni). In realtà non accadde nulla. L’indomani era scomparso anche il rossore del cuoio capelluto. Quello che non avevo previsto è che nei tre giorni successivi dovetti letteralmente abituarmi ai nuovi capelli. E non parlo solo di aspetto: li sentivo che si muovevano col vento (prima non c’era nulla che potesse svolazzare!), avvertivo che “c’era qualcosa” ogni volta che ridevo, che aggrottavo le sopracciglia. Insomma ho dovuto abituarmi – è una sensazione che sta tra la meraviglia e la soddisfazione – ad avere di nuovo i capelli. Ma sono bastati, appunto, tre giorni. Ora, in capo a quattro mesi posso tirare le somme: disturbi non ne ho avuti, mi sento un aspetto più adatto alla mia età; di capelli ne ho persi pochissimi, una cosa impercettibile. E non vorrei più tornare indietro, anche perché in effetti è impossibile accorgersi che si tratta di capelli non miei: non solo all’aspetto, ma anche al tatto, perché hanno lo spessore giusto e la pelle, dove sono impiantati, è perfettamente liscia. Insomma sono soddisfattissimo.

Impianto di sintesi

Impianto di 3000 capelli di sintesi Nido su un paziente di 37 anni con una vasta area alopecica. Il risultato che si vede a destra è stato ottenuto in un'unica seduta



I commenti sono disabilitati.